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"Una scia nel bianco", la vita del mito Thoeni

Il mitico campione dello sci intervistato al Festival dello Sport di Trento

TRENTO - "Una scia nel bianco", la vita del mito Thoeni. Al Festival dello Sport di Trento, intervistato dal giornalista della Gazzetta dello Sport, Simone Battaggia, il grande campione dello sci Gustav Thoeni ha presentato il suo ultimo libro “Una scia nel bianco”, edito da Rizzoli nel gennaio scorso.
La sua autobiografia, “la mia vita in pista dalla Valanga Azzurra al mito", che ripercorre come una scia, la storia della sua grande passione, dai prati di Trafoi, alle vittorie come allenatore di Alberto Tomba.

Un libro particolare, ricco di fotografie, che permettono di entrare nella giovinezza del campione, a partire dai prati di Trafoi dove è iniziata la sua grande passione, il divertimento di un bambino che ben presto si è trasformato in agonismo. La voglia di gareggiare e di fare bene, nel giovane Gustav è nata grazie ad un libro illustrato, che sfogliava ripetutamente, con le immagini delle Olimpiadi di Cortina del ’56. "Erano le foto di Toni Sailer ad affascinarmi maggiormente”, ha confessato il campione. Grazie a famiglia e agli amici, la passione e la voglia di gareggiare sono cresciute. A 14 anni, il suo primo Trofeo Topolino a Trento: “Ricordo la sfilata di apertura in città - ha raccontato Thoeni - un momento straordinario dove partecipavano tantissime nazioni. E poi le gare in Bondone, dove ho vinto. Ricordo anche che venivano distribuiti tantissimi premi!".

Nel libro vengono riportati anche passaggi storici e collegamenti tra sport e cronaca, con un riferimento al ruolo sociale dello sportivo.
“Il mio obiettivo era vincere, ma con il tempo mi sono reso conto che le mie vittorie potrebbero aver contribuito a dare valore al mio territorio, anche in passaggi storici come in sede di concessione della nostra Autonomia”. Di sicuro, il 23 marzo del ’75, in occasione del parallelo di Ortisei, l’Italia si fermò per la sfida tra Ingemar Stenmark e Gustav Thoeni.

Dopo quella vittoria, qualcosa è cambiato nella Nazionale Italiana, in qualche modo finì un momento magico che ricominciò soltanto con la nascita di una nuova stella, Alberto Tomba. Thoeni ha raccontato del suo rapporto di allenatore con il campione emiliano: "Quando mi giunse la proposta di costruire uno staff intorno ad Alberto - che avevo già visto sciare e visto in lui un campione - accettai con molto piacere. Tanto il lavoro fatto insieme, compreso il mediare su alcuni aspetti suoi, come i ritardi di agli allenamenti del mattino. Avevamo un buon rapporto ed eravamo quasi sempre d’accordo su tutto. Di certo, non mancava mai ad una promessa fatta, soprattutto se ritrattava di vincere”.

Tomba si sentiva invincibile? “Sicuramente quando vinse dieci gare di fila poteva sembrare un extraterrestre, ma ha avuto anche molti periodi negativi”. E Gustav Thoeni si è sentito invincibile? “No, ho sempre cercato di stare davanti agli altri, ma non sempre mi è riuscito”.
Come nel ’75, il suo secondo posto ad un solo secondo da Franz Klammer nella discesa di Kitzbühel: “Amavo molto la discesa e a Kitz ci tenevo a partecipare, avevo anche un paio di sci molto veloci che mi hanno aiutato sui falsi piani. E’ vero, non ho vinto, ma stato bellissimo ed in fondo, è stato meglio che sia arrivato secondo, così anche gli austriaci si ricordano sempre di me!”.
Ultimo aggiornamento: 04/10/2026 18:35

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